jeudi, décembre 08, 2016

Di notti, pantere e disagio

"Oltre a quello che già c'è tra noi"
"...cosa c'è già tra noi?"
"Lo sai, lo so che lo sai"
"Sì, lo so. Del disagio."

Conversazioni a metà.

vendredi, novembre 18, 2016

Platonico, intenso, assoluto.

Adesso ho capito esattamente cosa volevi dire.
Una nota mi ha riportato a mesi fa, a tutte quelle emozioni, a quelle sensazioni che non lasciavano spazio nemmeno al respiro, perché l'idea di te -di noi- pervadeva tutto il mio mondo e il mio intorno. Ed era un'illusione. Eravamo i noi immaginari, era una storia vera, realmente immaginaria ed assolutamente, totalmente, pienamente viva. E mi scoppiava il cuore, ti sentivo vibrare in ogni battito, in ogni respiro, perché eri esattamente come ti avevo immaginato. Ci stavamo cercando, da una vita probabilmente.
Poi hai avuto paura.
Io non avevo paura.
Poi ti ho solo detto quello che sentivo.
Poi ti è passata la paura.
Poi ti ho visto in fondo al viale. Ed eri veramente tu.
Non credevo che ti avrei mai visto; non so cosa credevo veramente.
E mi hai sorriso, sei rimasto fermo in fondo al viale, chissà cosa pensavi.
Tremavi forse?
Perché non mi vieni incontro?
Poi mi sei venuto incontro, e ci siamo sorrisi, e ci siamo fusi in quell'abbraccio, così stretto, che sognavamo da tempo, e che chissà quante volte abbiamo immaginato, adornandolo di profumi, di colori, di desideri.
Ci siamo solo stretti forte, perché non c'era bisogno di parole.
E' stato abbastanza mistico?
Sarebbe mai potuto essere all'altezza delle nostre aspettative?
Impossibile, le aspettative erano troppo alte e noi invece siamo solo reali.
Avevi ragione tu.
Poi adesso sono io che ho paura.
Ho paura di farmi traviare dai pregiudizi, e di non essere autentica.
I baci sulla fronte, le carezze, gli sguardi profondi, i nomignoli.
Tutto racconta una storia, racconta di noi, eppure niente è ancora stato scritto.

Pensi di non aver bisogno di protezione finché non ti senti realmente protetta.
Ed è così che io mi sono sentita in quell'abbraccio, protetta. E non so se sono pronta.

samedi, septembre 24, 2016

Si stava meglio quando si stava peggio _ limoniamo su una panchina

Ho usato Tinder.
Ho usato Tinder e sono una romantica old fashion. Siamo tutti fatti di contraddizioni in fondo no?
L'ho scaricato, l'ho usato, sono uscita con de ragazzi, ho conosciuto persone fighe, persone belle, persone disagiate, persone sturm und drang, persone fighette, persone complicate, persone ricche; ho conosciuto mondi nuovi, ho letto libri che non avrei mai letto e visto film che non avrei mai visto se non avessi conosciuto loro.
E poi ci sono quelli che non ho conosciuto.
Io su Tinder faccio quello che faccio di solito nella vita vera, tipo al bar, alle feste di paese, a ballare, per strada, al supermercato o in palestra (mi dicono che in palestra si cucca. io non lo so perché faccio solo pilates e aquafitness la domenica mattina):
scarto quelli con le foto degli addominali scolpiti, i tatuaggi modaioli e i selfie in macchina.
Poi con il 20% rimasto chiacchiero, e ne scarto un altro buon 15% quando sbagliano un congiuntivo, se scrivono che con la k da bimbominkia o se non sanno usare la punteggiatura.
Con i sopravvissuti ci esco, se mi chiedono di uscire.
Poi ci sono quelli che non mi chiedono niente, ma che siamo amicici su effebi, su instagram e su twitter no perché io twitter non ce l'ho, sennò lo saremmo pure lì.
Io posto, tu metti mi piace, commenti, io ti commento indietro. Tu posti, io ti liko, ti cuoro, mi faccio due risate e tu ridi indietro ed è tutto un giro di pollici su e cuoricini che battono a ritmo di like. Ciccipuccimiciomicio.
C'è simpatia, tra di noi.
Magari c'è anche empatia.
Ma è una dating app, o no?
Quindi datiamoci.

E limoniamo su una panchina sgarrupata, che è molto più bello.

(sì, state pensando giusto. a quindici anni non limonavo sulle panchine come avrei dovuto, ma leggevo Le ultime lettere di Jacopo Ortis e Il pendolo di Foucault, scrivevo bad poetry, e stavo in disparte alle feste quando ci andavo. #adolescenzaportamivia)

jeudi, septembre 01, 2016

Novilunio _luna nuova, vita nuova, Martini sul pavimento, Chanel, traslochi e voglia di fuggire

Il Fertility day.
Sul serio? Sul serio, pare che non sia una bufala. Io non mi pronuncio perché Saviano e la Lucarelli hanno espresso alla perfezione il mio pensiero.
Ma va bene così, l'abbiamo sempre detto, io e te, che non è necessario spostarsi per viaggiare, né essere madri per essere donne.
E comunque no, la fertilità non è un bene comune.
Agosto è stato un mese notevolissimo, sapevamolo, sapevatelo. sono tornata dal mio strano viaggio che avevo un sacco di cose appiccicate addosso. me le sentivo come un vestito che non volevo togliere. Toglimelo tu.
E allora così sia, spazio alle emozioni, a bere Martini bianco seduta per terra, a mangiare solo cioccolato per giorni, a ballare da sola, a cantare in macchina a squarciagola, a vivere scalza e spettinata, a fare una valigia per partire la mattina dopo, a dire sì a cose a cui normalmente direi di no, e viceversa.
Agosto però è finito. Settembre è per i bilanci? No, per i progetti.
E allora progettiamo. Non scordarti le emozioni però, che sono il carburante della nostra vita.
Brownie celebrativo iniziatico fatto.
E adesso?
Adesso si progetta, si vive, si balla, si canta, si cammina scalzi, si colorano i libri, si legge tra le righe.
E si mangia.

samedi, août 20, 2016

Il frullatore impazzito

E, io ti ringrazio dal profondo del cuore per essermi amica, davvero, ti voglio bene, te ne vorrò sempre e Santa Lucia sarà sempre il nostro anniversario e prima o poi faremo quel viaggio di cui tante volte abbiamo parlato. 
Ma in questi momenti di estremo tormento interno, quando mi sento dentro un frullatore impazzito che schizza sangue e brandelli di budella ovunque intorno - sì, bleah, lo so, ma in fondo in fondo sono un po' pulp - ecco, in questi momenti di milionate di domande che cerco di non farmi perché il loop è dietro l'angolo che mi strizza l'occhiolino, sfodero la mia introspezione più assoluta e totale, quella che ho coltivato negli anni e che credo essere profondamente strutturata per arrivare al nocciolo della questione, ti voglio un po' meno bene, perché da quella sera al bar centrale a Collecchio tra un the, una lacrima e una sigaretta, mi hai detto quelle cinque dannate parole che mi perseguitano...et voilà, ecco che cosa ottengo:
la risposta. 
42. 
"sei proprio bilancia ascendente gemelli" è il mio 42. 
Possibile che tutto si riduca a questo? A due segni? eh, ma due segni doppi. Ahpperò, bella merda. 
Dualità. Sempre e comunque. 
Bianco e nero. Ma le 50 sfumature diqualunquecacchiodicolore io non ce le ho? Le vorrei. 
Sono passati dieci anni, e io sono la stessa che è scappata con l'alpino. 
Adesso però scappo da sola, come le quindicenni, con la differenza che ho molte più cose da cui scappare, perché in questi dieci anni ho ammucchiato una quantità notevole di delusioni e fallimenti, ed è da loro che voglio scappare. Da tutto quello che chissà cosa pensavo di voler realizzare, e invece niente, non ho fatto niente. Una beata mazza. 
Ottimo, ho iniziato questo post che non riuscivo neanche a mettere insieme due pensieri, e alla fine ne ho messo insieme uno solo, ma spaventoso. 
Adesso datemi una sigaretta. 



mardi, juillet 05, 2016

come caderrci dentro con tutte le scarpe in quattro semplici mosse

1. dire massì vabbè
2. dire massì vabbè dai
3. infrangere le regole che ci si dà a 14 anni (e che diventano assiomi diosolosaperché)
4. predicare bene e razzolare male
4bis. dire "è la volta buona che ci casco dentro con tutte le scarpe"
e io di scarpe ne ho tante.

Et volià.
Una guida facile, esaustiva e completa su come la visualizzazione funzioni benissimerrimo anche quando visualizzi senza volerlo fare. Anzi, tu vorresti visualizzare il contrario, poi invece ti rendi conto che hai esattamente quello che ti aspettavi. Poi non lamentarti, cretina, che lo sapevi benissimo! La legge di attrazione è universale, e funziona, cacchio, funziona punto e basta.
Però dai, sul serio?! cioè veramente, sul serio?!?
Sì, sulserissimo.

lundi, juin 27, 2016

La cura

acrofobia - parapendio
nictofobia - mia cuggina mia cuggina mi faceva leggere storie horror poi spegneva la luce 
talassofobia - mi sono iscritta in piscina
decidofobia - ho preso una decisione una notte di giugno del duemilacinque
belonefobia - ho fatto le analisi per l'idoneità a diventare donatrice di sangue. oggi.

jeudi, juin 23, 2016

Spacciatore di vento

Mi sono lasciata trasportare dal vento.
Questo fine settimana c'è stato un clima strano a Parma, per Parma.
Completamente instabile. in certi momenti mi sembrava di essere tornata in Bretagna, mi sentivo sotto il cielo di Rennes, ed era una sensazione bellissima, che sentivo dai capelli fino alle piante dei piedi.
Prossemica.
Sono dipendente dalle emozioni.
E come ogni dipendenza che si rispetti, adesso che il vento è passato, io ne voglio ancora.
ancora un po'.

lundi, juin 13, 2016

Le aperture del cuore _ volano mucche, case, alberi e ciliegie

Ho aperto il cuore oggi a yoga, in modo molto doloroso devo dire. Ho uno stiramento, e ho imparato a non usare scuse. Tipo, questa cosa non riesco a farla perché ho un problema al ginocchio, questa non la posso fare perché ho la spalla bloccata, questa non riesco perché ho la pressione bassa, ho il dito che svirgola, il gomito che mi fa contatto col ginocchio, una bruschetta in un occhio, antani. 
Nonostante io predichi assai bene l'amore,la compassione, l'accettazione e la gentilezza verso se stessi, è una delle cose in cui sono assai altrettanto brava a predicare bene e razzolare male. 
Malissimo.
Malerrimo. 
Infatti oggi, mentre praticavo al 20% delle mie possibilità, che sono più o meno il 70% scarso delle possibilità delle altre persone, ci rimanevo male, ero arrabbiata e delusa, non mi stavo accettando, né perdonando, né tantomeno volendo bene. Ero proprio un po' incarognita, diciamolo. 
Poi è arrivato il mio maestro, mi ha preso per le braccia, mi ha guardato negli occhi e mi ha tranquillizzata. Mi ha detto quello che di solito io dico agli altri. 
Ascoltati, non sforzarti, perdonati, accettati. 
Non ho fatto il ponte, ma ho aperto il cuore come potevo. 
E ho pianto. 
Piangere è catartico, come la pioggia. 
Lo stiramento che ho è uno stiramento del cuore, e la risposta è sempre la stessa. 
Respira.
Sono nell'occhio del ciclone: tutto quello che vola intorno a me non cadrà sistemandosi con la stessa disposizione di prima dell'uragano. Non ho paura, osservo il vortice con curiosità, e con curiosità aspetto la nuova disposizione dei pezzi che danzano in questo vento impazzito.

mardi, juin 07, 2016

Le vent nous portera

Odiavo il vento da piccola.
Da adolescente soprattutto.
Mi scompigliava i capelli, e non mi faceva respirare come volevo. Non avevo controllo sul vento, e non avevo più controllo su me stessa. Capelli, vestiti, parole, pensieri, emozioni, respiri, si mischiava tutto e non distinguevo più me stessa dal mondo circostante. Non mi sono mai chiesta perché odiassi il vento; riesco a capirlo solo ora che il vento è entrato a far parte di me.
La mia Bretagna mi ha cambiata. Il suo vento mi è entrato dentro, e da allora non se ne è più andato.
Sento il vento che mi scorre nelle vene, i capelli fluttuano, e il mio cuore insieme a loro.
Il vento mi attraversa, come un respiro profondo, e io apro le braccia e mi lascio trasportare.
Il mio viaggio è ora.

lundi, mai 23, 2016

Fade into you

A stranger's light comes on slowly
A stranger's heart without a home
You put your hands into your head
And then smiles cover your heart

vendredi, mai 20, 2016

La vita è piena di sorprese

Un giorno di maggio di molti anni fa un sms ha cambiato la mia vita.
e la mia prospettiva.
"la vita è piena di sorprese anche quando tutto ti sembra definitivo"
Non avevo capito subito. pensavo si riferisse a me, e invece si riferiva a lui.
Le mie amiche sono la mia verticale, sono il mio switch per il cambio di prospettiva, quando io sono così fissa nelle mie posizioni tanto da sentire le radici sotto i piedi.
Dove io vedo un elefante, loro vedono una ciliegia. E questo non fa dell'elefante una ciliegia, né della ciliegia un elefante, per capirci; ma mi fa semplicemente capire che la mia visione non è l'unica possibile, non è assiomatica né universalmente inequivocabile come io la vedo.
Insomma, non ho la scienza infusa.
Ho paure, e incertezze, ed ecco che rimetto su qualche mattone.
Amica mia, grazie a te questa sera il mattone che stavo per cementare resterà lì per terra, e forse, addirittura, ne tirerò giù uno che avevo messo su l'altro giorno.
Adesso che ho cambiato prospettiva l'ho visto.
E' che prima il muro era nascosto dietro l'elefante; ma adesso che l'elefante è diventato una ciliegia, posso vederlo lì che si stava issando. E adesso che lo vedo, posso abbatterlo.
Ti voglio bene A. Sei la mia verticale.

jeudi, mai 19, 2016

questo vento agita anche me

Ci sono poi volte in cui la vita ti parla. Non ti risponde a delle domande dirette, ma semplicemente ti parla. Alle volte ti urla in faccia, altre ti sussurra qualcosa all'orecchio, e tu devi essere attenta e pronta ad ascoltare.
Io sono palesemente in una fase di negazione.
Non voglio sentirmi dire certe cose, non voglio vederle, non voglio viverle.
Vorrei solo fumare una sigaretta.
E sono di nuovo in quella fase assurda in cui penso una cosa e dico l'esatto contrario.
"speak the truth" dice la mia tisana, e io niente.
Leggo il messaggio, lo capisco, lo comprendo, lo faccio mio, lo mastico e poi lo sputo.
E dico cose a caso.
E la cosa peggiore è che questo clima, il vento,i tuoni, la pioggia, il sole, tutto questo si mescola dentro di me creando una sorta di uragano interiore che non mi fa godere il percorso.
So esattamente cosa dovrei fare, ma non lo faccio.
Negazione.
Rifiuto.
Sono nel loop. Dannatissimo stupidissimo loop.

Fatemi scendere dalla giostra che mi viene da vomitare.
Papà dove sei? Puoi mettere una mano fuori dalla navetta del Matheron e far fermare la giostra come hai fatto vent'anni fa?

lundi, avril 11, 2016

e la vita risponde

Moto e trattori.
Quale donna potrebbe desiderare di più?!















vendredi, avril 01, 2016

L'allineamento planetario _ di dilemmi esistenziali e conversazioni surreali

Essere in pace con me stessa e con il mondo non vuole significativamente dire che il mondo sia in pace con me. Dovrebbe, ma non è. Lo dice il fisioterapista, lo dice il pilates, lo dice lo yoga, lo dice l'universo.
Se lo dicono tutti, l'allineamento è di sicuro importante. Fondamentale anzi.
Cominciando dall'alba dei miei pensieri, almeno ho fatto pace con i miei ex. non con loro esattamente, ma con i pezzi di loro in me. Ogni ricordo è un bel ricordo, è una nostalgia melodiosa e armonica che non ha nessun bisogno di essere ritrovata o rivissuta.
E' solo bella, e completa nella sua bellezza così fulgida e instabile.
Capitano cose poi che mettono a dura prova la mia zenitudine nel perseguire un nobile scopo e i miei sogni. Capitano le proposte economiche.
Non erano forse i più grandi pittori, scrittori, artisti, tutti malati di tisi, ubriaconi, drogati e poveri in canna? Ovvio. Erano felici? Ovvio. Almeno mentre erano fatti marci di assenzio.
Riuscirò a seguire i miei sogni o mi lascerò attrarre dal vile denaro?
Intanto ho lanciato in aria 5 corone, che non hanno né testa né croce, ma in fondo non è importante cosa esce, ma quello che speri quando la moneta è in aria.
Perché è lì che capisci cosa desideri.
Grazie A, perché l'altra notte ho riso come una cretina a voce alta e anche perché tiri fuori la mia anima 15enne Sturm und Drang.
Una regressione in piena regola.

lundi, mars 28, 2016

La memoria del corpo

Oggi inciampo.
Tempo fa ho scritto una lettera aperta, a te A, e ho impresse quelle sensazioni nella memoria come fosse ieri. Il corpo ha memoria, i ricordi si sedimentano fisicamente nel corpo, e ci portiamo dietro questi sassolini che influenzano il nostro animo, e il nostro modo di camminare per il resto del cammino. I segni sulle ossa ci sono ancora.
Oggi questa lettera aperta sento di doverla scrivere a te, A, e a tutti voi altri, che ci siete stati prima e dopo di lui. Ad ognuno di voi, che ha inciso un nome, una parola, o una sola sillaba sulle mie ossa.
Ma oggi questa lettera aperta sento di doverla scrivere soprattutto a me stessa.
Voglio dirvi grazie, per avermi fatto sognare, soffrire, preso per mano, lasciato andare. per avermi fatto crescere.
E voglio chiedervi scusa per tutte le volte in cui sono stata fredda, aggressiva e poco presente. per non avere capito, per non aver ascoltato con il cuore, per non aver avuto fiducia.
E voglio chiedere scusa a me stessa, per non essere stata sincera.


mardi, mars 22, 2016

Piovono cimici _ racconti di fobie quotidiane e altre amenità

Stamattina mi è caduta una cimice in testa.
Ho paura solo di due cose, io: del buio, e delle cimici.
Il mio corpo ha due reazioni diverse a seconda della modalità in cui percepisco la bestia:
a. la vedo
b. la sento
Se la vedo, semplicemente mi paralizzo al solo pensiero che possa muoversi e fare quel dannatissimo rumore ronziettoso che mi fa gelare il sangue nelle vene.
Se la sento, misi chiude la vena, non mi arriva più sangue al cervello, vado fuori controllo, cerco di scappare il più lontano possibile agitando le mani in modo scomposto e urlando. una lady.
Stamattina mi è caduta una cimice in testa non è proprio esatto.
Stamattina nell'aprire la finestra ho sentito che qualcosa mi era caduto in testa, così mi sono passata una mano sui capelli e, guarda guarda, è caduta a terra una cimice.
L'ho fissata per un momento interminabile (stile ripresa stretta su Ridge espressione intensa in Beautiful), non ho urlato, non sono scappata. ero solo semi-paralizzata.
Il cervello funzionava, quindi mi sono chiesta:
- e adesso cosa faccio?
- la lascio lì?
- ah no ecco, cosa farebbe la fra con un ragno?
- la fra quando ha trovato un ragno gli ha buttato addosso un dizionario e poi è corsa via e ha chiuso la porta della camera.
- io non posso farlo perché non ho una porta da chiudere, e non ho un marito che al ritorno dal lavoro possa alzare il dizionario e rendere la stanza di nuovo agibile.
- e poi se la schiaccio puzza
- la prendo con un fazzoletto e la butto fuori
- eh sì certo, come se fosse facile
- non ce la farò mai
- dicevo anche che non ce l'avrei mai fatta a fare la verticale
- posso farcela
Miracolosamente dopo questi mille pensieri la cimice era ancora lì.
Ho preso un fazzoletto, ho raccolto la cimice e l'ho buttata fuori dalla finestra.
Un momento davvero simbolico, per chi mi conosce.

Oggi è una giornata catartica.
Grazie G, è sempre bello bere del vino con te. E lo small talk, anche con te, non è mai small talk.

lundi, mars 21, 2016

In cammino

Non c'è niente di più vero che durante il cammino quello che conta non è la meta ma il viaggio. 
L'altra sera S mi ha sbattuto in faccia una verità, che forse era l'ultimo mattone del fortino, chissà, e l'ha fatto così candidamente che non mi ha neanche fatto male, mi ha solo fatto rendere conto che un'altra delle mie incrollabili certezze, era una fregnaccia. 
Scusa D se me ne sono accorta troppo tardi. Dovrei chiedere scusa anche a me stessa.
Adesso però so di essere tornata, e mi piace, mi piace proprio. Perché ad ogni passo raccolgo un pezzo del puzzle, ed è un puzzle che si espande oltre i suoi confini. se prima era di cento pezzi, adesso può essere di centouno, di duecento o di mille e più. Chi lo sa. 
Sono sempre nel dubbio, ma questo dubbio mi piace, mi ci crogiolo un casino. 
Sento delle emozioni che erano sopite da tempo, le sento dentro come piccoli fuochi, ed è una sensazione meravigliosa. 
Fiat lux.

mercredi, mars 09, 2016

Una donna

Alfine mi riconquistavo, alfine accettavo nella mia anima il rude impegno di camminar sola, di lottare sola, di trarre alla luce tutto quanto in me giaceva di forte, d'incontaminato, di bello; alfine arrossivo dei miei inutili rimorsi, della mia lunga sofferenza sterile, dell'abbandono in cui avevo lasciato la mia anima, quasi odiandola.
Alfine risentivo il sapore della vita, come a quindici anni.

samedi, mars 05, 2016

Cucù

Ho messo un piedino fuori dal fortino.
Tuona, mi piove in testa, poi spunta il sole.
Le emozioni mi travolgono, le Jimmy Choo mi fanno male ma le adoro.
La mia scarpa preferita è la nudità, per quello fuori dal fortino ci vado scalza, così sento la terra bagnata sotto i piedi, i sassolini, i fili d'erba, tutte le emozioni salgono dai piedi al cuore, e io le voglio vivere tutte.
Senza paura.
Ebbene sì, sto tornando...

vendredi, mars 04, 2016

L'epifania

Adesso mi ricordo perché amo tanto i Peanuts: perché ti accompagnano nella vita, danno voce ai tuoi pensieri e ti fanno realizzare cose che mai crederesti possibili. Eppure ti sono successe.

Quando l'ho letta ho realizzato che in un preciso istante, tempo fa, ricordo benissimo la sensazione come fosse successo due minuti fa, ho pensato una cosa e ne ho detta un'altra. 
L'opposto. 
E' davvero incredibile come l'amore trasformi i pensieri in parole. la strada tra il cervello e la bocca è corta, eppure un pensiero, per altro semplicissimo, ha fatto in tempo a diventare la cosa diametralmente opposta in sì e no lo spaziotempo di 10 centimetri e 2 secondi. 
Ho in testa un pensiero, chiaro, semplice, lineare, e dico l'esatto opposto. 
Non fa una grinza, considerando che probabilmente in quel momento erano sinceramente veri entrambi. 
Quando hai un'epifania prendi di buono quello che ti porta senza farti troppe domande, serenità, tranquillità, felicità a tratti, gioia, lucidità e consapevolezza. 
Io l'ho fatto, ho accolto a braccia aperte ogni bel sentimento che quel lunedì sera mi ha regalato. 
Solo andando a ritroso giorni dopo ho scoperto in che momento l'epifania si era rivelata, e ho capito che è stato proprio lì, guardandoti negli occhi, ascoltando il tuo cuore, stringendomi a te, che ho avuto l'illuminazione. 
Come è vero che per ritrovarsi bisogna perdersi. 

mercredi, mars 02, 2016

Il viaggio

Negando che le piaghe avessero la stessa origine della sua forza.

samedi, février 27, 2016

Ogni cosa è illuminata

E poi.
Un giorno, in un momento preciso, anche se non so quale di preciso, ho tirato fuori la testa dall'acqua e ho ripreso di botto a respirare.
Mi è parso tutto molto chiaro, a me, la regina delle certezze della cippaminchia.
Ho deciso di ascoltarmi, senza paura, senza schemi mentali, senza sovrastrutture né giudizi, ed è una cosa che mi devo ricordare ad ogni respiro, perché appena mollo un attimo la linea mediana del corpo e smetto di abbracciare il centro, vengo trascinata nel turbinio della vita che sta fuori, e mi perdo, di nuovo.
Per ritrovarsi, bisogna perdersi.
Inutile guardarsi indietro con rancore, rabbia, amarezza, delusione. Se non abbiamo fatto cose apparentemente semplici da fare, è perché non era tempo, o luogo.
Da una telefonata, sincera e molto bella, con L, vengono fuori le parole come se rotolassero via direttamente dal cuore, ed è vero, non ho paura.
Perché adesso, quello che prima scrivevo per convincere me stessa, per farlo scendere dalla testa al cuore, finalmente esce direttamente dal cuore.
In questo momento di vuoto cosmico, di dubbio brutale, di semplici domande tipo "come stai" che aprono uno stargate su mondi sconosciuti, c'è una certezza, che viene dal cuore e illumina tutto intorno:
il cambiamento è sempre positivo.

lundi, février 22, 2016

Le cinque fasi di elaborazione del lutto

1. Negazione
si rifiuta di credere che stia succedendo davvero, per risparmiarsi una sofferenza oltremisura. Il famoso fortino, le mura, la chiusura che avevo verso il mondo, per paura di soffrire, di soffrire così forte da non permettere che una sola goccia potesse far svuotare tutta la brocca, il cuore pieno di lacrime mai verste, parole non dette, emozioni non vissute.
2. Rabbia
perché? la rabbia io ce l'ho, non verso di lui, non solo. verso di me, per non essere stata capace di reagire. verso di noi, per non essere stati capaci di trovare un modo vero per reagire, per aver lasciato che si rovinasse una cosa preziosa che avevamo. sì, sono arrabbiata.
3. Contrattazione
con me stessa, più che altro. mi viene in mente una parola, che a pennello mi ha detto I ieri sera: resilienza. mi guardo intorno e dico, penso, progetto, alterno momenti di sconforto a momenti di estrema consapevolezza che sia la scelta giusta. Serenità, sguardo al futuro; passo indietro, rabbia, sconforto, delusione.
4. Depressione
non c'è via d'uscita, presa di coscienza della perdita. penso a tutte le cose belle che avevamo e che non possiamo più condividere. prendo coscienza dei miei errori, dei tuoi. Non mi isolo, ma non so cosa penso davvero.
5. Accettazione
sono pronta a voltare pagina. magari tra un po' lo sarò, quando mi sentirò stabile sulle mie gambe.


E' come se avessi tutte le fasi mischiate insieme in un unico cuore, troppo piccolo per poter gestire tutto questo potpourri di roba tutto insieme. Un momento sono lucidissima, il momento dopo voglio scappare, quello dopo ancora voglio affrontare tutto in una volta e fare progetti per il futuro. parliamo, e mi sembra che non abbiamo mai parlato, sono arrabbiata per tutto il tempo che abbiamo buttato via, buttando via non solo il tempo, ma anche l'amore. c'è un motivo, mi continuo a ripetere. c'è un motivo per tutto, c'è un motivo se ho perso te e il mio lavoro in dieci giorni. ci deve essere.
Ci siamo persi di brutto, abbiamo lasciato scivolare via l'amore dalle nostre mani, come sabbia tra le dita. e oggi, nonostante io abbia mille risposte, ogni risposta mi lascia in bocca un amaro tremendo, che un momento si lenisce impacchettandoti la roba, un momento dopo si lenisce al pensiero che ti voglio e ti vorrò sempre bene, e un momento dopo ancora non si lenisce per niente.
E questa vita, fatta di momenti, cosa mi sta dicendo? la solita cosa: l'unica cosa che può lenire il tuo dolore è il tempo. E forse il tempo ti darà anche delle risposte. Adesso non ci capisci niente, ma domani, o tra un mese, o due, ti darà le chiavi di lettura per questo manuale enciclopedico da sei chili che ti sei ritrovata sullo zerbino di casa.

jeudi, février 18, 2016

La ferita

Ho una ferita nella caviglia sinistra. mi è venuta con un paio di scarpe che amo moltissimo.
La fine di una storia è a tutti gli effetti una ferita; sia che ci si lasci di comune accordo, che ci si lasci bene, con affetto e dolore, o male, con insulti e odio. sia che si lasci, o che si sia lasciati.

Per farti quella ferita, piccola o grande, con le tue scarpe preferite, ci devi aver camminato su parecchio. O ci hai fatto molta strada, macinato chilometri, camminando pian piano e godendoti il panorama, o forse ci hai ballato senza sosta come una pazza per una notte intera.
In ogni modo, la ferita da scarpe non è un taglio netto, ma più un'abrasione lenta lenta e inesorabile.
Magari a un certo punto te ne accorgi anche, che ti si sta arrossando la pelle, ma pensi che non possa rompersi, e allora vai avanti per la tua strada, e le scarpe non le togli.
La tua pelle ha bisogno di aria, di riposo, di coccole, ma tu la ignori.
Finché il taglio non si apre, comincia a sanguinare, e brucia. Brucia da morire.
Ed è allora che fare anche un solo passo, di quelli che hai appena fatto a centinaia, a migliaia, a milioni, diventa dolorosissimo.
Un solo, singolo, piccolo, usuale movimento fino a tre secondi prima innocuo, diventa un gesto di una violenza inaudita, che ti fa entrare i brividi nel cuore e ti paralizza.
Solo chi ha un paio di Jimmy Choo può capire davvero il dolore di questo brivido.
A fine serata, o a fine cammino, quando ti togli la scarpa, l'unica cosa che vuoi è allontanarla da te, per quanto la ami e l'abbia amata, e te la togli e la scagli lontano, con rabbia e amore al tempo stesso.
La mattina dopo ti alzi, scalza e arruffata come quando hai appena fatto l'amore, scendi dal letto e scendi per fare colazione. assonnata barcolli con la tua tazza di tè fino in salotto e ti butti sul divano, alzi lo sguardo e la vedi...lì tutta storta in un angolo tra il tappeto e il divano, dove l'avevi lanciata la notte prima. E la vai a prendere, con amore e un certo timore, e vorresti già rimetterla, perché in fondo in quella scarpa, ti senti a casa, per quanto ti faccia male.
E la guardi con più amore che mai, perché ti accorgi che scagliandola contro il divano, si è segnata la pelle, e sai di averla rovinata, e non sai se riuscirai a sistemarla. Dio quanto le vuoi bene adesso, e quanto ti dispiace di averla rovinata!
Il senso di colpa ti prende la testa, e ti si annebbiano di botto i pensieri e i sentimenti.
E le vuoi così bene che te la rimetti, senza pensarci, e porca merda se fa male.
Malissimo.
Malerrimo.
Dentro di te sai che prima di poter provare a rimetterla, dovrai aspettare che la ferita si rimargini.
Ma anche quando la ferita si sarà rimarginata, non sarà più la stessa cosa.
Anche se è la scarpa della tua vita, sarà sempre quella stronzissima scarpa che ti ha fatto sanguinare.

Ho paragonato una storia d'amore a una scarpa, è vero. Ma è una Jimmy Choo.

La scia

Scrivo di getto di solito. scrivere è uno sfogo. scrivo perché ho troppe cose nella testa, e scriverle le libera, e mentre scrivo mi sento più leggera.
Sono piena di certezze, tutte assolute e incrollabili, ma ogni due minuti queste certezze cambiano, e ognuna è assoluta e incrollabile come la precedente.
E in questo turbinio di voci, colori, emozioni, fitte, mattoni che volano e pensieri assoluti, l'unica immagine costante è il consiglio più vecchio del mondo: "respira" mi dico.
Respira.
Respira.
Respira.
Un respiro è calmo e tranquillo, e quello dopo è fuoco.
Respira.
Respira.
Respira.
Voglio correrti incontro, abbracciarti, stringerti, farti sentire amato.
No.
Respira.
Respira.
Respira.
Concentrati su te stessa, ascoltati, prendi tempo.
Il tempo è sottovalutato.
Respira.
Respira.
Respira.
Corrimi incontro, stringimi, abbracciami, amami, tienimi forte.
No!
Respira.
Respira.
Respira.
Prenditi tempo, cambia prospettiva.
Anche quando prendi una strada sapendo dove vuoi andare, durante il cammino puoi cambiare meta.
Respira.
Respira.
Respira.
Voglio accendere la luce nei tuoi occhi con la mia magia!
No. Niente magia ti prego. Non farmi male, non ancora.
Respira.
Respira.
Respira.
L'unica cosa che non voglio fare è l'unica che devo fare: aspettare.

mercredi, février 17, 2016

La Torre

Poi mentre tu voli, ti arriva un mattone in testa. 
Le domande di chi mi conosce bene sono i mattoni che mi stanno volando addosso adesso.
vanno in processione al fortino, tirano giù un mattone, mirano ben bene verso il cielo e...sbam, mi prendono in pieno.
ed è come se mi urlassi contro.
e penso, ma io ci volevo restare attaccata a te!, non desideravo altro che mi tirassi giù come si fa con i palloncini delle fiere a forma di Minion, e che mi stringessi così forte ma così forte da non permettermi di volare via mai più!! Eppure mentre mi tiri, io scalpito. E quando volo via, riprendo di colpo a respirare, in quella sofferenza che non si può spiegare. 
E allora forse ha ragione E., quando davanti a un tè mi guarda con affetto scuotendo la testa e dice: "sei proprio bilancia ascendente gemelli".

La giostra infernale - brucerò in un inferno ingegneristico altamente schematizzato

Mi friggono le piante dei piedi oggi.

Mi friggono come un tempo, più di un tempo, in modo diverso da un tempo.
Ho nella testa così tante cose, che i pensieri più veri scappano a gambe levate e vanno a rifugiarsi nei piedi, da dove vorrebbero uscire; ma dato che non possono uscire, scalpitano. E scalpitando, friggono friggono friggono. 
Credo che il motivo per cui mi friggono i piedi sia questo.
Un po’ come quando mi bruciano le orecchie le volte che mangio piccante. Io credevo che succedesse a tutti, invece da poco ho scoperto che pare succeda solo a me.
Comunque, mi ero fissata sul ritornare me stessa, e l’altra mattina a colazione (la colazione della mattina di San Valentino, ma questa è un’latra storia), I. mi fa: “ma sei sicura che vuoi tornare quella di prima?”
mumble mumble.
Domanda da otto milioni di scellini. soprattutto perché, essendo noi come un fiume che scorre, quando passo sotto il Ponte Dattaro sono una persona diversa da quella che passa poi sotto il Ponte di Mezzo. Questo vale ovviamente se sei parmigiana.
Non so bene sotto che ponte sono adesso, ma so che mi sto portando dietro un bel po’ di detriti, ed ecco perché faccio così fatica a camminare e ho sempre l’affanno. I detriti pesano. E sporcano.
Ci siamo lasciati? Mi hai lasciato? Ti ho lasciato? Ci siamo persi? Ci siamo spenti? E’ colpa mia? Ci siamo disinnamorati? Ci siamo abbruttiti? Era già finita tanto tempo fa ma ancora non lo sapevamo? Lo sapevamo già? Ci siamo traditi? Ci siamo voluti bene? Ce ne vorremo sempre? Se è destino torneremo insieme? Siamo troppo diversi per stare insieme?
vattelapesca.
E’ finita, e questa è l’unica cosa reale. Dividiamoci le cose di casa, questo sì che è reale.
Amo gli Ingegneri, li ho sempre amati e sempre li amerò. E forse sono destinata a sofferenza imperitura per questo.
Brucerò in un inferno di sofferenze organizzate.
E tutto per un interruttore, per colpa delle stramaledette lucine.
Le lucine si accendono perché tu (io) schiacci un interruttore. Tu (io) non sai cosa passa dall’interruttore alle lucine, lui (lui!) sì. Per te (io) è magia, per lui (lui!) è realtà. 
Uno scontro fra titani insomma. 
Uno scontro che inevitabilmente provoca scintille, incomprensioni, dolori e picchi di emozioni.
Tu che voli, e lui che ti tira a terra.
Io che volo, e tu che mi tiri a te.
Poi un bel giorno le lucine non si accendono più. E adesso siamo fregati entrambi, ma io più di te, perché la magia non mi dice perché le luci non si accendono più, mentre a te l’ingegneria reale te lo spiega, se tagli il cavo, apri la scatola elettrica, analizzi, e fai l’autopsia al cadavere della nostra relazione.
Tu, volatrice professionista, non le capisci le cose se lui, ingegnere reale, non te le spiega.
Io le cose non le capisco, se non ci sei tu che me le spieghi.

dimanche, février 14, 2016

L'albatro

Spleen et idéal.
I fiori del male sono un'ottima lettura per un cuore frantumato nella mattina di San Valentino. Non scrivo più sul blog da anni, non perché siano stati anni particolarmente intensi o impegnati, ma semplicemente perché da quel lontano post in cui dichiaravo di essermi smarrita...così semplicemente non mi sono più ritrovata. Ho lasciato rovine lungo la strada, e lasciato palazzi imperiali alla mercé di vento, pioggia e intemperie. Ho passato i giorni a costruirmi un fortino attorno, mattone dopo mattone, lacrima dopo lacrima, ricacciata indietro invece che lasciata scorrere sulle guance per finire, impregnata di rimmel, a macchiarmi i vestiti. Ho smesso giorno dopo giorno di gioire delle piccole cose, vedere un bel fiore mi sembrava normale, come normale mi sembrava non sentire l'odore del viola. Sono diventata una specie di principessina del ghiaccio.
E adesso, che un giga martello di Thor si è abbattuto in picchiata sul mio tanto agognato fortino, i mattoni stanno cadendo, uno per uno, e mi colpiscono in testa, sul cuore, e sulla pancia, e fanno male. fanno davvero male.
E le lacrime che mi rigano le guance non sono macchiate di rimmel solo perché è mattina presto.
La sofferenza è così forte da non permettermi quasi di respirare, e le lacrime, che tanto bene ho imparato a tenere dentro, sgorgano in modo così naturale che sembra non si vogliano più fermare. E così, tra le lacrime e questa sofferenza atroce che non riesco a controllare, ho avuto un'illuminazione: ritrovare me stessa non vuol dire essere più forte, ma essere più fragile.
La sensibilità faceva di me la persona speciale che ero, quel cucciolo sperduto che senza una guida non ce l'avrebbe mai fatta nel mondo degli adulti.
Poi, tutto ad un tratto, mi sono trasformata in adulta, questo mondo ha smesso di sembrarmi una giungla e io ho smesso di guardarmi attorno, ho smesso di vivere le emozioni, perché avevo paura di soffrire.
E così, adesso soffro per tutto il tempo in cui sono stata rinchiusa.
Mattone dopo mattone.
Lacrima dopo lacrima.

E come l'albatro catturato, tanto ero bella mentre volavo in cielo con quelle ali bianche grandi e libere, tanto sono goffa e brutta catapultata nel mondo reale, in questo mondo che non mi appartiene.